IL CORAGGIO DI ESSERE

E’ triste essere un’eccezione. Ma è ancora più triste non esserlo (Cit)

Non siete a volte stanchi? Stanchi delle parole, delle promesse, dei gesti inconcludenti e dei pensieri senza senso. Non vorreste concretezza, fermezza, coerenza al posto di vuote parole pronunciate da uomini senza spina dorsale che non hanno il coraggio di vivere intensamente la loro vita ma cercano di accontentarsi di distruggere quella degli altri?

Tutti si aspettano qualcosa e l’attesa è sempre rivolta verso l’altro. E da te stesso cosa ti aspetti? Non è colpevolizzando chi ti sta seduto a fianco o vive a chilometri di distanza che troverai concretezza. Forse devi essere tu a essere qualcuno, non la copia di tutti gli altri ma semplicemente quello che sei, e quello che sei è unico, non ha uguali e non è superiore né inferiore a nessuno.

Non siete stanchi di rimanere inerti di fronte alla vita, di osservare il tempo che passa senza muovere un dito? Non siete stanchi di vivere passivamente gli eventi che vi piombano addosso, senza che voi ve ne accorgiate? Non siete stanchi dell’indifferenza di fronte al mondo? Non siete stanchi di essere usati come marionette da un sistema che vi ha fatto schiavi per mezzo di strumenti senza i quali non sapreste più vivere? Non siete stanchi di fare quello che fanno gli altri solo perché lo fanno tutti? Non pensi di essere qualcosa di più, qualcosa di diverso. Non sono gli altri, i pochi, ad essere “diversi” forse sei tu che sei uguale a tutti gli altri, o così vorresti che fosse. Siamo tutti dei diversi, ma ci ostiniamo a nascondere questa diversità perché ci imbarazza, ci spaventa, ci fa sentire soli e incompresi. Il terrore di essere esclusi e non accettati ci porta a costruire una identità che non è la nostra vera identità e preferiamo andare in giro con una maschera che è la maschera che tutti portano, sempre la stessa, comprata a poco prezzo. Così non mostriamo la nostra vera faccia. Pochi hanno il coraggio di farlo, pochi hanno il coraggio di essere, tutti gli altri preferiscono apparire.

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KAIROS, IL TEMPO DI DIO

“Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!”

 Quanto è importante il tempo per gli esseri umani, fondamentale direi. Come creature temporali vediamo scorrere inesorabile i secondi, i minuti, le ore, i mesi, gli anni e per quanto a volte vorremmo che il tempo si fermasse esso corre via e ci lascia a volte indietro. Il tempo che passa ci dice che stiamo per scomparire. Forse lontano è il giorno che ci aspetta al varco dell’esistenza ma comunque arriverà inesorabile come qualsiasi altra scadenza. I greci usavano tre termini per designare il tempo:  kronos, il tempo che scorre; Kairos, l’istante, il tempo che noi siamo; e infine aion, l’eternità in cui tutto accade. Soffermerò però la mia attenzione sul tempo che noi siamo, ovvero sull’istante (kairos) che viviamo continuamente. La nostra esistenza è infatti costituita da istanti che si susseguono uno dopo l’altro, quegli attimi che abbiamo spesso l’impressione di non cogliere pienamente. Sono proprio questi brevissimi intervalli di tempo che dobbiamo sfruttare al meglio se vogliamo vivere l’aion, ovvero il tempo eterno o meglio l’eternità che in realtà è senza tempo. Nel verso sopra citato Paolo parla di “tempo favorevole” e la parola “tempo” traduce proprio il greco kairos. E’ come se Paolo avesse fretta, e la sua premura è comprensibile dato che si tratta di vita o di morte. Quando una persona sta annegando non aspetta del tempo prima di chiedere aiuto ma vuole che una mano lo tiri fuori all’istante. Ecco cosa voleva esprimere l’apostolo. Siamo ancora nel tempo della grazia dopo più di due mila anni ma quanto ancora durerà questo tempo, dunque: “Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!” (“2 Corinzi 6: 2).

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UN GIORNO PER OGNI ANNO

“E quando avrai compiuti quei giorni, ti sdraierai di nuovo sul tuo lato destro, e porterai l’iniquità della casa di Giuda per quaranta giorni: t’impongo un giorno per ogni anno.” (Ezechiele 4:6)

Esiste un errore che ci porta a vivere come se fossimo continuamente minacciati. Un errore che ci fa vivere nella paura di una punizione imminente, un errore che ci spinge a nasconderci nella speranza di non essere trovati. Quest’errore è dovuto al fatto che poco conosciamo Dio, che poco conosciamo il suo amore. Ezechiele parla di un “giorno per ogni anno”. Che vuol dire? Il Signore stava dicendo al suo servo di stare sdraiano un su fianco un determinato numero di giorni che corrispondevano agli anni che Israele aveva peccato: un giorno di punizione per ogni anno di peccato. Già questo basterebbe a considerare quanto grande sia la misericordia di Dio. Un motivo per essergli grati per il fatto che non ci tratta secondo i nostri peccati. Ma c’è di più. Se torniamo al Signore ci aspetta una qualche punizione? Dovremo scontare una pena per gli anni in cui siamo stati lontani da lui? Ecco la risposta: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è stato su lui…” (Isaia 53:5). Gesù è stato punito al posto nostro, nessun castigo ci aspetta, ma se torniamo a Dio ci sarà solo una grande festa, NESSUNA PUNIZIONE: “questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa.” (Luca 15: 24) Questa è la grazia, un dono per coloro che non meritano alcunché. E non c’è trucco…è solo l’amore di Dio. Conoscete un amore cosi?

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“INUTILI” TENTATIVI

Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.  Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.” (Romani 7: 19-25)

Si pensa spesso che l’uomo può con le proprie forze controllare la sua vita. Questo modo di concepire se stessi sta influenzando il credente che pensa a sua volta di piacere a Dio solo ed esclusivamente servendosi delle sue forze. Succede però che si fallisce miseramente e ogni tentativo di fare il bene è inutile perché puntualmente si commette il male. In queste circostanze siamo inclini ad arrenderci pensando che ogni speranza di raggiungere “livelli” dignitosi di santità sia solo uno spreco di tempo e fatica. Ogni sforzo di piacere a Dio sembra essere inutile. Cosa possiamo fare? “Chi ci libererà” diceva Paolo “da questo corpo di morte”. Sì, perché quello che ci proponiamo di fare alla fine non lo facciamo anzi agiamo in antitesi con le nostre intenzioni. Si aggiunge inoltre un profondo senso di colpa che ci consuma e non ci fa stare sereni né con noi stessi né con gli altri. Preferiamo stare da soli perché abbiamo il terrore che la nostra miseria sia palesata a qualcuno e stiamo attenti che il nostro sguardo non incontri quello del prossimo, non sopporteremmo una tale vergogna. L’isolamento è il sintomo della malattia che ha colpito la nostra anima, cosi come la tristezza, l’inquietudine. Ma se tutto ciò è vero, ancor più vero è che Cristo Gesù può e vuole liberarci da questo stato di desolazione. Il suo sacrificio è efficace non solo per salvarci ma anche per santificarci e darci la forza di continuare a camminare per quel sentiero che progressivamente ci rende sempre più simili a Lui e sempre più estranei al peccato. Paolo afferma: “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” e questo Colui è proprio Gesù che ha spezzato i legami della morte ma anche del peccato. Non permettiamo alla nostra natura corrotta di avere la meglio su di noi ma ogni volta che il peccato bussa alla nostra vita dominiamolo non con le nostre forze ma con la potenza di Dio di fronte alla quale niente e nessuno può resistere, poiché: in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” (Romani 8: 37). Siamo destinati all’infelicità se continuiamo a concentrarci sulle nostre debolezze, ma se solo per un attimo distoglieremo lo sguardo da noi stessi per volgerlo verso l’alto non potremo più fare a meno di contemplare la bellezza dell’Eterno e come l’apostolo Paolo dichiareremo che non serviamo più alla legge del peccato perché: … la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte” (Romani 8:2).

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PENSIERI PERICOLOSI

La mente se produce pensieri malvagi è la trappola mortale di ogni uomo. Con essa possiamo uccidere, possiamo commettere adulterio e fornicazione, possiamo insultare, criticare, maledire e contaminare noi stessi lasciando che Dio si allontani. La mente è il motore delle nostre azioni, ogni gesto è preceduto da un pensiero o pensieri che abbiamo concepito nel nostro letto quando non riuscivamo a dormire o quando annoiati guardavamo fuori dalla finestra una tentazione troppo attraente per lasciarla andar via e resisterle. La cosa preoccupante è che siamo costantemente bombardati da messaggi che ci incoraggiano a coccolare la nostra tentazione fino a concepire azioni ad essa inerenti perché risultano essere eccitanti, piacevoli e soddisfacenti o almeno lo sono per brevi istanti dopo i quali arriva un vuoto insopportabile che opprime l’anima e con il tempo la conduce alla disperazione. Quella sensazione piacevole e non duratura non ci ha cambiato la giornata né cambierà la vita di qualcuno. Essa è una dipendenza che ci schiaccia alla terra umida e sporca e con gli abiti macchiati della nostra iniquità non riusciamo più a presentarci davanti a Dio. Intanto Satana continua ad accusarci. Prima ci ha attirato con lusinghe e promesse di estrema felicità e poi quando siamo caduti nella sua trappola mortale ci ha lasciato mentre ci rotolavamo nel fango del peccato aspettando che Dio stesso ci colpisse. Eccolo che continua a dire: “Guarda quanto è sporca la tua veste e tu saresti un figliuolo di Dio? Sei un vagabondo, un uomo senza dignità e Dio in queste condizioni non ti accetterà più”. Queste parole si imprimono nella mente e ci fanno male, ci mettono in ginocchio e perdiamo ogni speranza. E’ vero, Dio non può accettare un essere tanto ripugnante, debole, inutile.Non può sopportare la vista del male, Lui è l’Iddio tre volte santo. Come può un uomo peccatore pretendere di avvicinarsi al Suo trono, come può minimamente pensare di essere accolto.Forse è questo che pensava il sommo sacerdote Giosuè quando satana lo accusava davanti al Signore. Ma quello che successe quel giorno ancora mi sorprende e mi dona speranza. Non voglio dilungarmi in lunghi discorsi ma di seguito cito i versi in questione:

E mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piè davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che gli stava alla destra per accusarlo. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ti sgridi l’Eterno, o Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme! Non è questi un tizzone strappato dal fuoco?’ Or Giosuè era vestito di vestiti sudici, e stava in piè davanti all’angelo. E l’angelo prese a dire a quelli che gli stavano davanti: ‘Levategli di dosso i vestiti sudici!’ Poi disse a Giosuè: ‘Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità, e t’ho vestito di abiti magnifici’. E io dissi: ‘Gli sia messa in capo una tiara pura!’ E quelli gli posero in capo una tiara pura, e gli misero delle vesti; e l’angelo dell’Eterno era quivi presente. E l’angelo dell’Eterno fece a Giosuè questo solenne ammonimento:‘Così parla l’Eterno degli eserciti: Se tu cammini nelle mie vie, e osservi quello che t’ho comandato, anche tu governerai la mia casa e custodirai i miei cortili, e io ti darò libero accesso fra quelli che stanno qui davanti a me.Ascolta dunque, o Giosuè, sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che stan seduti davanti a te! Poiché questi uomini servon di segni. Ecco, io faccio venire il mio servo, il Germoglio. Poiché, guardate la pietra che io ho posta davanti a Giosuè; sopra un’unica pietra stanno sette occhi; ecco, io v’inciderò quello che vi deve essere inciso, dice l’Eterno degli eserciti; e torrò via l’iniquità di questo paese in un sol giorno. In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, voi vi inviterete gli uni gli altri sotto la vigna e sotto il fico’. Zaccaria 3

Il Germoglio è Gesù che con il suo sacrificio espiatorio ci liberati dalla schiavitù del peccato e dalla morte. Tutti coloro che vivono lontano da Dio sono lontani dalla vita, si credono liberi ma sono schiavi dei loro vizi, delle loro passioni, delle loro debolezze e mancanze. Ormai ci si abitua a tutto ciò, credendo che il peccato faccia parte della natura umana e quindi poco male. Ma Gesù ha vinto il peccato e la nostra natura corrotta può essere trasformata in una nuova vita in Cristo. La mente rigenerata ricoperta da una tiara pura è così protetta da Dio stesso e può ora concepire pensieri alti, pensieri spirituali che ci spingono ad azioni buone e sante:

E non vi conformate a questo secolo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontà” (Romani 12: 2).

Per tutti i figli caduti sotto le macchinazioni di satana, a causa del peccato che facilmente ci avvolge c’è speranza ai piedi della croce. Gesù è l’avvocato che intercede alla destra di Dio e ci difende mostrando al Padre i segni del suo dolore, i segni della nostra salvezza. Per tutti noi sono pronti abiti magnifici che ci faranno comparire davanti a Dio santi e degni di stare al suo cospetto. Perché:

Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte ” (Romani 8:1)

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I PENSIERI DI DIO

Quando ho deciso di aprire un blog avevo in mente di fare solo una cosa: parlare di pensieri ma non di pensieri genetici ma di quelli di una persona a cui tengo particolarmente. Voglio parlare dei pensieri di Dio. Ora qualcuno dirà che questa è presunzione! Come fa un uomo a conoscere i pensieri di Colui che è considerato ineffabile. In realtà la mia fonte è la Bibbia (la Parola di Dio) che rivela tali pensieri che a noi sembrano incomprensibili e a volte difficili da accettare. Ci chiediamo come mai Dio abbia concepito determinati disegni. Perché abbia deciso di agire in un determinato modo. Così Dio ci sembra ingiusto, altre volte eccessivo, altre ancora, troppo umano. Penso che questo sia dovuto a un limite da attribuire alla nostra natura che in quanto tale non è adatta ad avvicinarsi al vero significato delle meditazioni di Colui che era fin dal principio. Il mio testo di riferimento è Isaia 55:

Lasci l’empio la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare. «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.”

Non capiamo, perché la nostra via non è Cristo Gesù che è l’unico che può farci comprendere tali sommi pensieri. L’empio deve lasciare la sua strada e incamminarsi per un sentiero diverso che conduce al cielo, verso Dio, e più ci avviciniamo a Lui più facile sarà per noi capire la mente di Dio. Sembra un’impresa talmente grande e difficile che ho a volte l’impressione di essere temeraria nell’affrontarla: ” Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo.” (1 Corinzi 2: 16).     Solo grazie  a Gesù è possibile questa impresa perché ci ha mostrato il Padre nella sua persona e chi ha creduto in Gesù e ha confessato a Lui i suoi peccati può accostarsi alla presenza di Dio e vedere con gli occhi dello Spirito il Creatore dell’universo e conoscerlo come Padre amorevole che si prende cura dei suoi figli.

I versi di Isaia inoltre non sono un invito a non pensare. Anche perché sarebbe a dir poco assurdo per l’uomo non farlo. Si tratta però di elevare la qualità delle nostre riflessioni. La domanda a questo punto che rivolgo a me stessa e a voi è: quali sono i pensieri che devo considerare elevati e in che modo posso conoscerli? Il testo biblico ci dà le risposte. Tuttavia l’esperienza e lo studio mi hanno insegnato che ci sono stati uomini non religiosi che sono stati autori di nobili ragionamenti. Questo dovrebbe farci stare in guardia contro ogni pregiudizio. Possiamo imparare molto dagli altri anche se non sono cristiani. Ogni ragionamento che non è contrario alla Parola di Dio è un ragionamento secondo Parola di Dio. Dunque senza escludere a priori tutto il resto, il testo di riferimento sarà sempre e solo la Bibbia ovvero il libro dei libri. Essa proprio perché ci è stata rivelata da Dio è l’unica parola che indica la giusta direzione, è il metro di misura di ogni ragionamento e riflessione. In ogni mio scritto sarà evidente questa peculiarità e il maestro che guiderà le mie riflessioni sarà lo Spirito santo. Non perché io non abbia dei pensieri ma perché voglio conoscere quelli di Dio che come dice Isaia sono più alti dei miei. In Geremia leggiamo: “Poiché io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno: pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza” (29: 11). Con queste parole voglio concludere perché personalmente calmano le tempeste che spesso scuotono il mio cuore e mi permettono di riposare in verdi pascoli e camminare con vicino il mio Gesù lungo le acque calme. 

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DIFFICILI ACCETTAZIONI

Tollerò gli oltraggi del letto coniugale in modo tale, da non avere il minimo litigio per essi con il marito. Aspettava la tua misericordia, che scendendo su di lui gli desse insieme alla fede la castità. Era del resto un uomo singolarmente affettuoso, ma altrettanto facile all’ira, e mia madre aveva imparato a non resistergli nei momenti di collera, non dico con atti ma neppure a parole. Coglieva invece il momento adatto, quando lo vedeva ormai rabbonito e calmo, per rendergli conto del proprio comportamento, se per caso si era turbato piuttosto a sproposito. Molte altre signore, pur sposate a uomini più miti del suo, portavano segni di percosse che ne sfiguravano addirittura l’aspetto, e nelle conversazioni tra amiche deploravano il comportamento dei mariti. Essa deplorava invece la loro lingua…dal momento diceva, in cui si erano sentire leggere il contratto matrimoniale, avrebbero dovuto considerarlo come la sanzione della propria servitù; il ricordo di tale condizione rendeva dunque inopportuna ogni alterigia nei confronti di chi era un padrone. (Confessioni IX, 9.19)

Leggendo queste parole ho provato un certo fastidio, ma anche delusione verso un filosofo di cui amo l’immensa profondità d’animo. Il primo impulso è stato quello distogliere lo sguardo da quelle pagine e perdermi in pensieri confusi. Come può un uomo come Agostino, che ha scritto meravigliosamente in merito a importanti argomenti filosofici e teologici cadere quando parla di sua madre (Monica) lasciando trapelare una concezione della donna tanto lontana da quella che io concepisco. Eppure l’immagine di quella donna suscita in me ammirazione. Ha mostrato una forza di spirito superiore a quella di tutti gli uomini che hanno vissuto con lei. Che tale forza gli giungesse dal cielo sono certa. Non volle in nessun modo irritare l’uomo che amava che a tutti i costi voleva conquistare a quel Padre Eterno che aveva a sua volta conquistato l’intero suo essere. Disposta a subire qualche danno al fine di glorificare Dio sembra abbia fatto di questi lo scopo della sua esistenza e il resto ruotava intorno al proposito di piacere al suo Signore. Non sono di nostro gradimento i termini “servire” e “padrone”, oggi a noi tanto lontani. Un uomo che ama Dio è altresì un marito che ama sua moglie. Una donna che ama Dio è una moglie che sceglie con gioia di vivere in un ruolo di soggezione al marito e se questo sembra essere tanto assurdo nella nostra società non lo è per Dio né tanto meno per coloro che con umile sottomissione vogliono fare la sua volontà. Non voglio minimizzare né giustificare il comportamento di uomini violenti verbalmente ma anche fisicamente verso la moglie. Non voglio nemmeno colpevolizzare (come è accaduto spesso) la donna che reagisce alle angherie del marito come se fosse lei la causa di ogni cattiva azione. Voglio semplicemente evidenziare la devozione di Monica per Dio prima di tutto, da tale devozione scaturì la volontà e quindi la forza di sopportare con amore il marito da cui non volle separarsi. Per molto, molto meno oggi avvengono le separazioni. Forse il fastidio e la delusione che ho provato mentre leggevo è la stessa che provo ogni volta che Dio mi dice che devo abbassarmi, che devo umiliarmi. Per natura l’uomo vorrebbe elevarsi al di sopra degli altri e spesso addirittura al di sopra del suo Creatore. Questa è la superbia che fece peccare il primo uomo e che condurrà il genere umano alla rovina. La soluzione ci viene offerta ancora una volta dalla Parola di Dio:Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli v’innalzi a suo tempo” (1 Pietro 5: 6). Questo è possibile solo se si ama Gesù che per prima abbassò se stesso pur essendo Dio.

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. Filippesi 2: 5-11

 

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L’INEFFABILE AMORE

Userò parole familiari all’uomo per esprimere l’ineffabile riconciliazione tra il mio essere e L’Essere eterno. Non è compreso dalla mente umana ma è accaduto realmente e il mio spirito attesta insieme allo Spirito di Dio che sono sua figlia. Come sia successo ancora non lo so ma come quel cieco che un giorno incontrò Gesù posso dire una sola cosa che prima ero cieca e ora ci vedo. Esulta così il mio cuore perché gli occhi del mio spirito sono guariti. Non avevo mai ammirato la luce brillante della stella mattutina né il colore splendente della sua purezza, né la bellezza del suo dolce volto. L’Iddio che mi ha donato gli occhi adesso li ha illuminati e io posso contemplare la meravigliosa gloria del mio Gesù che non è sepolto in una tomba o appeso a una croce ma siede alla destra di Dio e la sua risurrezione mi dice che la morte non è il peggiore dei mali ma il mezzo attraverso il quale un giorno incontrerò il mio Signore. Vorrei poter ricambiare al bene che ho ricevuto da Gesù ma so che non sarò mai in grado di farlo. Non posso guadagnare la sua grazia né tanto meno il suo perdono ma posso supplicarlo affinché me li conceda ogni giorno così come avvenne dieci anni fa. In cambio offro a Dio il mio cuore. Cristo Gesù ha conquistato l’essenza stessa del mio essere. Ogni parte di me non desidera che amarlo e fare tutto quello che vuole che io faccia. Come non amare l’Iddio che ha offerto la persona più preziosa che aveva per avere me, come non dirlo a tutti, come non gridarlo ad alta voce. Lasciatemi parlare di Cristo…lasciatemi che esprima il mio amore per lui e vi supplico lasciatevi trovare dal Signore Iddio del cielo. Benché io non lo veda lo amo. Probabilmente qualcuno non capisce ciò che dico. L’uomo non sa davvero cosa sia l’amore descritto nella Bibbia. Dio è amore e solo Lui può insegnare ad amare e lo fa amando. Sulla croce questo amore fu manifestato pienamente e completamente. Il Padre donò il Figlio per acquistare gente malvagia, debole, insignificante senza alcuna bellezza e nobiltà. Sedevamo nel fango ma eravamo convinti di vivere dignitosamente. Come i vermi vivevamo nelle tenebre e nel freddo. La nostra casa era la terra della quale ci nutrivamo. Sporchi, nudi, affamati, schiavi del nostro orgoglio pensavamo di essere principi, padroni di noi stessi e cittadini di un mondo che era tutto e senza il quale non esistevamo. Emanavamo un odore di morte eppure ci sentivamo vivi e forti. Dio osservava e non girava lo sguardo altrove ma ha mandato il suo figliuolo che ha scelto di vivere per un tempo come noi. Lui sapeva quale era il nostro vero stato ma il suo amore era profondo e non fu da niente limitato e ostacolato. Annichilì se stesso, prese forma umana, soffrì, morì e guardò al frutto di tale atto e si rallegrò. I figli nati dal quel sacrificio riempivano di gioia il cuore di Cristo. Questo è l’amore. Non un mero sentimento ma qualcosa che in realtà non so spiegare:

Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo,a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.” Efesini 3: 14-20

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L’OTTICA DI DIO

I Timoteo 2

Ci sono nella Sacra Scrittura alcuni brani biblici che ci lasciano perplessi. Questo è dovuto al fatto che spesso ci accostiamo agli insegnamenti del divino Maestro con attitudini sbagliate, pronti a contestare la Parola di Dio e difendere il nostro orgoglio. Questo vale sia per gli uomini che per le donne. Il testo che ho preso in esame  è uno dei più conosciuti della Bibbia, da credenti e non, esso è oggetto di numerose interpretazioni a volte errate. Lasciamo adesso ogni nostro pregiudizio e lasciamoci ammaestrare dalla ispirata Parola di Dio.

Perché tutto quello che fu scritto per l´addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinché mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza.” Romani 15: 4

Inoltre dobbiamo considerare non un verso del capitolo ma l’intero brano. Questo ci aiuterà a comprendere ciò che Dio vuole dire. Paolo comincia infatti il capitolo della prima epistola a Timoteo, parlando di preghiera:

Io esorto dunque, prima d´ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini” (v. 1)

Prima di aspirare ad insegnare l’uomo così come la donna deve aspirare a ben altro. L’esortazione è che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti. Non mi soffermerò nell’analizzare ogni termine sopra elencato ma voglio che sia chiaro che prima di desiderare di compiere qualsiasi opera cristiana, dobbiamo essere dei veri cristiani e per essere tali dobbiamo consumare le nostre ginocchia in preghiera, bramando prima di tutto stare ai piedi del Maestro. Questo è infatti:

buono e accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Poiché v´è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo, e per attestare il quale io fui costituito banditore ed apostolo (io dico il vero, non mentisco), dottore dei Gentili in fede e in verità ”

Bastino queste parole a spingerci a compiere il nostro servizio. Fare tutto per essere graditi a Dio, non solo per non dispiacerGli ma prima di ogni cosa per piacergli. E permettetemi di fare un’osservazione, aspiriamo a volte ai posti più onorevoli quanto mancano operai per le piazze, per le strade che annuncino l’Evangelo. Dio vuole salvare gli uomini e per farlo vuole servitori che vadano a cercare i perduti. Prima di essere insegnanti che ognuno di noi svolga il ruolo di evangelista. Gesù ha offerto la sua vita e noi dobbiamo annunciarlo. Lo stesso Paolo prima di essere dottore dei Gentili fu banditore e apostolo.

Al verso 8 Paolo ribadisce quale sia il suo desiderio: “Io voglio dunque che gli uomini faccian orazione in ogni luogo, alzando mani pure, senz´ira e senza dispute.”

Come per dire: prima di adoperarvi per qualsiasi cosa, fratelli, consumatevi in preghiera. Prima di ogni servizio andate dal Maestro. A volte ciò che facciamo per Dio non porta frutto e non risulta efficace perché pensiamo che il servizio sia più importante del Padrone. Ma per quanto giusto e buono sia visitare i malati, evangelizzare, insegnare, se tutto ciò non è preceduto da una vita di comunione intima con Dio a poco serve.

Siamo giunti ai versi tanto contestati e per questo a volte male interpretati:

Similmente che le donne si adornino d´abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce d´oro o di perle o di vesti sontuose, ma d´opere buone, come s´addice a donne che fanno professione di pietà..”(vv. 9-10)

Anche in questo caso sono menzionate prima le cose di maggior valore agli occhi di Dio. Per quanto importante sia l’insegnamento esso è vuoto e inefficace se non preceduto da una condotta santa. La donna deve essere semplice in ogni cosa che fa (anche l’uomo naturalmente). Un cuore rigenerato che ama dunque il Signore non ha bisogno di apparire in un certo modo. L’unico interesse per il credente che ama Dio è quello di adoperarsi alla pietà, e questo vuol dire che sceglierà di acquistare un paio di scarpe economiche per poterne comprare un paio al fratello che non può permetterselo. Del resto la Bibbia dice: “Ma se uno ha dei beni di questo mondo, e vede il suo fratello nel bisogno, e gli chiude le proprie viscere, come dimora l´amor di Dio in lui? Figliuoletti, non amiamo a parole e con la lingua, ma a fatti e in verità.” I Giovanni 3: 17

Paolo prosegue affermando:

La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d´insegnare, né d´usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell´amore e nella santificazione con modestia.”(vv. 11-15)

Molto si discute del ruolo della donna rispetto all’uomo e del ruolo della donna in seno all’assemblea riunita per offrire il culto a Dio.

Il Signore nella sua grande misericordia ci spiega il perché non è permesso alla donna di insegnare né di avere autorità sul marito. Premetto che i versi citati non vogliono assolutamente screditare la donna ed esaltare l’uomo. Ambedue sono stati fatti da Dio per essere compagni, né la donna è inferiore all’uomo né questi è superiore alla donna. Dunque esiste una sorta di parità che non si riferisce ai ruoli, che sono invece differenti. E se consideriamo la verità divina ci accorgeremo che Dio è stato amorevole e giusto pure in questo comandamento. Pietro parla della donna come il vaso più debole o più delicato (I Pietro 3: 7) e Giacomo nella sua epistola afferma:

Fratelli miei, non siate molti a far da maestri, sapendo che ne riceveremo un più severo giudizio.” (v. 1).

Dio vuole preservare la donna da un carico tanto gravoso che molto probabilmente l’uomo può portare perché insegnare non vuol dire solo stare dietro un pulpito sfoggiando doti dialettiche o abilità di erudito ma vuol dire dimostrare prima, durante e dopo i bei discorsi che ciò che viene detto viene altresì vissuto. Insegnare inoltre per un servo di Dio vuol dire esercitare un’autorità che all’uomo si addice spesso più che ad una donna, un’autorità che reca alle volte quel tipo di afflizione che forse il buon Signore vuole evitare a un vaso delicato. Non si tratta di capacità ma di responsabilità. La donna non viene esclusa da qualcosa viene solo salvaguardata. Dio è amore e sapienza dunque qualunque cosa comanda la comanda perché spinto dal suo amore e dalla sua sapienza. Dovremmo dunque ringraziare Dio per la sua misericordia pregando affinché i fratelli siano buoni insegnanti, perché questa è la responsabilità che Dio ha affidato loro. Alcuni pensano che chi insegna abbia maggiori onori perché più in vista, ma ricordiamo che tale onore è accompagnato da una grande responsabilità. Chi svolge questo compito, che sia il pastore, che sia il monitore, che sia genitore comparirà davanti a Dio per ogni parola che dalla sua bocca verrà pronunciata e dovrà rendere conto al Sommo Maestro. Da Gesù impariamo che prima prese a fare e poi ad insegnare e anche noi prima di essere precipitosi nel parlare dovremmo piuttosto esserlo nel fare. Gesù stesso disse:

“… non vi fate chiamare Rabbi; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli” e ancora “Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo” (Matteo 23:8, 10).

Non è sbagliato desiderare di essere ministri delle meravigliose verità di Dio, ma a volte desideriamo essere “maestri” senza prima essere stati istruiti ai piedi di Gesù. Siamo pronti a parlare senza prima ascoltare la voce dello Spirito Santo che è indispensabile per stare e rimanere ancorati alla verità salda e sicura dell’evangelo. E a volte amiamo tanto insegnare senza amare veramente l’Insegnante. Dio ci aiuti ad essere uomini e donne silenziose che ai piedi di Dio ascoltano e mettono in pratica le sue parole. Solo dopo possiamo andare e ammaestrare tutti i popoli. Che questa preparazione però non duri troppo a lungo per non diventare oziosi teologi ma ambasciatori del santo messaggio.

La donna non può neppure usare autorità sul marito. Questo non vuol dire che l’uomo deve essere un despota. La Bibbia dice che l’uomo è il capo della donna come Gesù è il capo della chiesa:

Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio.” (I Corinzi 11: 3).

Proprio per questo Paolo dirà altrove: “come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli esser soggette a´ loro mariti in ogni cosa. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.” Efesini 5: 24, 25

Dunque come Gesù ama la chiesa, la guida, si prende cura di lei, la serve e la custodisce così anche l’uomo deve fare con la propria sposa. Al tempo stesso la donna deve essere soggetta al marito, deve rispettare il ruolo che Dio gli ha dato e deve inoltre con la sua condotta farlo rispettare dagli altri. L’amore e l’appoggio che una donna può dare a un servo di Dio sono importantissimi ai fini di un buon servizio. Sapendo che non esiste l’uomo e la donna perfetta ma l’uomo e la donna che insieme vengono trasformati all’immagine di Cristo amandosi e sopportandosi. Il fine ultimo di Dio è proprio questo che noi diveniamo sempre più simili al suo Figliuolo e per questo ci mette accanto la persona che sarà adatta non necessariamente a soddisfare tutte le nostre necessità e a realizzare ogni nostro desiderio, non necessariamente conforme al nostro ideale, ma adatta a raggiungere il fine prefissato: finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo.” Efesini 4: 13.

E’ vero che la Bibbia parla di donne che hanno avuto un ruolo importante nella storia di Israele e della chiesa. Basta citare Debora: “Or in quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidoth.” Giudici 4: 4 e ancora Febe: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea.” Romani 16: 1. Non mi soffermerò ad elencare ed analizzare le figure femminili presenti nella Bibbia, voglio solo far notare che si tratta di eccezioni e non della regola sapendo pure che Dio fa quello che vuole e si usa di chi vuole, Egli è il Signore: “L’Eterno fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi.” Salmo 135: 6

Sottomettiamoci dunque alla Parola di Dio sapendo che Egli è buono e tutto ciò che ci insegna ci fa del bene, ci ristora l’anima e ci conduce per sentieri di giustizia per amore del suo nome.


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IL VASAIO

La parola che fu rivolta a Geremia da parte dell´Eterno, in questi termini: “Lèvati, scendi in casa del vasaio, e quivi ti farò udire le mie parole”. Allora io scesi in casa del vasaio, ed ecco egli stava lavorando alla ruota; e il vaso che faceva si guastò, come succede all’argilla in man del vasaio, ed egli da capo ne fece un altro vaso come a lui parve bene di farlo. E la parola dell’Eterno mi fu rivolta in questi termini: “O casa d´Israele, non posso io far di voi quello che fa questo vasaio? dice l´Eterno. Ecco, quel che l´argilla è in mano al vasaio, voi lo siete in mano mia, o casa d´Israele! (Geremia 18: 1-6)

L’uomo è stato fin’ora il protagonista indiscusso degli eventi che si sono alternati nei secoli. Se sfogliamo un manuale di storia non possiamo fare a meno di notare quanto detto. Dalla preistoria fino ad oggi l’uomo è presente. Con le sue contraddizioni, le sue paure, le sue imprese ha fatto discutere e continua a far discutere.

Perché tanto interesse per una creatura tanto imperfetta? E soprattutto dov’è l’attenzione che spetta invece al suo Creatore? Sempre meno si parla di Dio, sempre meno ci si preoccupa di ciò che Egli desidera per l’umanità, poco si tengono in considerazione i suoi precetti e le sue leggi. Sembra che Dio ricopra un ruolo secondario rispetto al protagonista: l’uomo. Tuttavia non è così per la Bibbia e i versi di Geremia lo dimostrano. Il profeta è invitato da Dio a scendere in casa del vasaio, per vedere come questi lavorasse l’argilla. Dunque abbiamo in questo passo un solo personaggio, un unico personaggio ovvero il “vasaio”; e abbiamo un materiale grezzo, di poco valore cioè l’argilla. A questo punto noi penseremmo che il vasaio rappresenta l’umanità, che l’argilla i mezzi di cui si serve per vivere, ci lasceremmo andare a varie interpretazioni e l’uomo rivestirebbe sicuramente sempre i panni di quell’artigiano. Invece il punto di vista di Dio è un altro, Egli è il vasaio mentre l’uomo è l’argilla. “Che umiliazione!” qualcuno potrebbe pensare, essere paragonati a niente più che terra, un materiale poco pregiato, che non è facile plasmare visto che si guasta nelle mani del suo modellatore. Ecco che arriviamo a focalizzare la persona più importante, l’unica degna della nostra riflessione. Mentre noi ci concentriamo su noi stessi, cercando il nostro bene, il nostro interesse, le nostre necessità, le nostre ambizioni, i nostri desideri la Parola di Dio, invece, ci spinge a volgere il nostro sguardo verso l’alto e considerare il Sommo vasaio nel suo lavoro. E’ Lui che svolge il compito più importante, la persona attiva in questo contesto. Dio per amore della sua creatura svolge un umile compito quello di lavorare l’argilla affinché da informe si trasformi in un vaso non di grande valore ma adatto all’uso che Egli vorrà, adatto ad entrare nel regno di Dio. E così, solo quando comprendiamo che l’artefice di tutto è Dio che abbiamo la giusta visione delle cose e mentre il nostro interesse si sposta verso il protagonista vero della storia allora scopriamo che siamo importanti per Lui. Dio non vuole la scena tutta per sé. Non ha manie di protagonismo…vuole semplicemente richiamare l’umanità e dirigerla verso il vero bene. Cosa deve fare dunque l’uomo? Niente più che rimanere nelle mani del suo artigiano anche quando è stanco per rimanervi, o deluso perché il lavoro si è di nuovo guastato. Dio infatti non si stanca di tenerci nelle sue mani e di riprendere da capo la sua attività e lo farà fino a completare l’opera che si è prefissato già nei suoi pensieri.

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